Sicilia – Palermo da brividi. La Sicilia può offrire, oltre alle bellezze naturali, paesaggistiche e culturali, emozioni inquietanti e tenebrose, a quanti amano immergersi nelle tradizioni folkloriche dal sapore esoterico. Storie di riti arcani si mescolano a leggende al punto di confonderne i contorni.

Il viaggio nel mistero inizia da Palermo, i brividi sono assicurati anche a quanti si dicono scettici in fatti ultraterreni, la visita alle Catacombe del Convento dei Cappuccini suscita infatti, emozioni raccapriccianti. Nei sotterranei della chiesa di Santa Maria della Pace si trovano migliaia, se ne stima 8000, scheletri mummificati di altrettanti frati, ma non solo, che vengono custoditi all’interno di teche, uno spettacolo raggelante. Tra questi si trova anche quello di Giuseppe Balsamo noto anche come Alessandro conte di Cagliostro, massone, mago, alchimista e guaritore,  condannato dalla Chiesa al carcere a vita per eresia, ma di lui parleremo più dettagliatamente in seguito.

L’ultima salma imbalsamata, in ordine di tempo, è quella di una bambina di soli due anni morta a seguito di una polmonite, siamo nel 1920.

Di questo luogo ha scritto Thomas Mann ne La montagna incantata:

Passeggiando non torna essere garbato e presentabile come i cittadini di Palermo nei corridoi sotterranei dei Cappuccini a Porta Nuova. Stanno là allineati rinsecchiti e godono la stima di tutti.

Sicilia Palermo da brividi - la vecchia dell'aceto

In diversi quartieri di Palermo si rincorrono altrettante vicende che mescolano fatti storici a leggende correlate, tra queste quella de La vecchia dell’aceto è sicuramente tra le più note. I fatti si svolgono nel XVIII secolo, nel quartiere della Zisa, Giovanna Bonanno, il nome di questa mendicante, considerata una sorta di strega per aver cagionato la morte di diversi uomini attraverso la vendita di una pozione, aceto per pidocchi misto ad arsenico, ad altrettante mogli ansiose di sbarazzarsi dei propri mariti. La mistura letale non lasciava tracce di avvelenamento sul cadavere del malcapitato, una sorta di delitto perfetto, fino a quando non venne scoperta e processata. Giovanna Bonanno venne condannata a morte e impiccata ai Quattro Canti.

Restiamo ancora nel quartiere per scoprirne le origini del nome,  Il Palazzo della Zisa, edificio di straordinaria bellezza, divenuto Patrimonio Unesco. Edificato da Guglielmo I nel 1165 e terminato dal successore Guglielmo II nel 1175. A questo luogo è collegata la leggenda dei Diavoli della Zisa. Il maestoso fabbricato nasce, infatti, come residenza estiva dei regnanti di allora, e per questo venne concepito, dagli ingegnosi architetti del tempo, un tipo di esposizione e aperture  che consentisse una ventilazione naturale di grande effetto. Tutto questo grazie anche alla maestosa fontana che forniva ai venti favorevoli la possibilità di inumidire l’aria prima di distribuirla nelle stanze del palazzo.

Sicilia Palermo da brividi - il Palazzo della Zisa

Questi straordinari espedienti architettonici, ignoti ai più, hanno generato nell’immaginario popolare la leggenda secondo cui, quando a Palermo soffia un vento particolarmente forte, i responsabili sarebbero i diavoletti che sfuggono dal Palazzo. La conferma di questo singolare sortilegio viene attribuito ad un dipinto posto nella Sala della Fontana, nella tela si trovano infatti gli Dei più potenti dell’Olimpo, che, insieme ai diavoletti raffigurati sulla volta,  custodirebbero  il tesoro inestimabile di due giovani amanti arabi a cui era stato impedito il matrimonio. Il solo modo per rompere questo incantesimo, e dunque venire in possesso dell’ingente tesoro, consisterebbe nel contare il numero preciso di diavoletti raffigurati, che, per confondere chi ci prova, si sposterebbero in continuazione. A questa suggestione si unisce infine la leggenda secondo cui, nel giorno dell’Annunziata, il 25 marzo, chiunque fissi i diavoletti avrebbe la possibilità di vedere muovere la loro coda e storcere le rispettive  bocche.

La reale difficoltà nel contare tutti  i diavoletti raffigurati consiste nel fatto che alcuni di questi sono raffigurati interamente, altri parzialmente ed infine non tutti sono della medesima grandezza. Questa è la spiegazione che viene data dallo studioso, più volte citato in fatto di tradizioni popolari siciliane, Giuseppe Pitrè

 

Un altro quartiere di Palermo protagonista di una leggenda molto suggestiva è quello della Kalsa. A  questa vicenda si fa risalire la storia delle Teste di Moro, vasi in terracotta decorati che ancora oggi vengono usati come ornamento o per coltivare aromi. Le leggende sarebbero due, in questo caso, entrambe molto suggestive. La prima narra di una bellissima fanciulla che, affacciatasi al balcone di casa per prendersi cura delle piante, si innamora di un Moro, un soldato che, dopo averla sedotta, sarebbe tornato in Oriente da sua moglie e i suoi figli, lasciandola nella disperazione. Venuta a conoscenza dell’inganno, la fanciulla medita la vendetta, e di notte, mentre egli dormiva, lo decapita conservando la testa per trasformarla in un vaso in cui coltivare il basilico. La piantina, innaffiata con le sue stesse lacrime,  crebbe talmente rigogliosa che, nel quartiere, altri decisero di commissionare dei vasi di terracotta simili a quello della fanciulla.

Di questa leggenda esiste inoltre una seconda versione, altrettanto suggestiva.  Anche in questo caso la protagonista è una giovane e bella fanciulla siciliana di buona famiglia che si innamora di un arabo, una relazione clandestina che, quando viene scoperta comporta, ai i due giovani innamorati, la pena della decapitazione. Le teste dei due amanti vennero quindi trasformate in vasi per fiori ed esposte nel balcone come ammonimento, in questo caso si spiega la consuetudine di acquistare i suddetti vasi sempre in coppia

sicilia testa di moro

Un mistero che fa discutere ancora, dopo oltre cinque secoli, è quello della confraternita dei Beati Paoli, il primo a parlarne fu il marchese di Villabianca nel XVIII secolo, ne scrisse nei suoi Opuscoli Palermitani, narrandone le gesta a partire dal 1180. Il nome della setta nasce dalla devozione degli adepti nei confronti di San Francesco di Paola, il termine beati invece pare sia riconducibile alla  consuetudine che questi avevano di spostarsi tra le chiese di Palermo indossando abiti da monaci. Durante gli spostamenti notturni erano soliti coprire il volto con cappucci neri, questo anonimato, secondo alcuni, sarebbe servito a celare la loro vera identità di cittadini poveri e affamati di giustizia a seguito  dei soprusi subiti per mano dei proprietari terrieri del tempo.  

Sicilia Palermo da brividi - Beati Paoli

Gli adepti si riunivano in luoghi segreti e sotterranei entrando dalla chiesa  che si trova, attualmente, nella piazza che prende il nome della confraternita. Dalla cripta di questa chiesa si snoda un dedalo di cunicoli che attraversa la città e conduce all’interno di palazzi e grotte. Ancora oggi gli studiosi non sono in grado di confermare con certezza l’esistenza di tale congregazione, ad ogni modo non vi è motivo di dubitare della testimonianza del marchese di Villabianca. In epoca recente lo scrittore e studioso Luigi Natoli ha dedicato un interessante volume dal titolo I beati Paoli, un romanzo che ha consentito di acquisire ulteriori informazioni sulla confraternita  e sulla sua possibile esistenza.

Restiamo ancora nel quartiere della Kalsa, nei pressi di Piazza Marina dove è possibile ammirare il palazzo che, per quasi duecento anni (1605-1782), fu sede del Tribunale del Sant’Uffizio. Erano i tempi dell’inquisizione spagnola, dei seguaci del potentissimo Torquemada  che, in quegli anni, perseguitarono gli eretici o presunti tali. All’interno delle prigioni di Palazzo Chiaromonte Steri è possibile visitare le celle della tortura e  leggere la disperazione nei graffiti fatti dai condannati a morte

 “ Linee sovrapposte a linee, disegni a disegni davano l’idea di una gara di sfaccendati ed erano sfoghi di sofferenza”

 Così vennero definiti dall’etnografo  Giuseppe Pitrè, dopo averli riportati alla luce  scavando via gli intonaci che li nascondevano. Diverse le lingue degli scritti , dal siciliano al latino, ma anche inglese e arabo giudaico.

Pochi giungono al ciel, stretta è la via

Nonostante siano stati dati alle fiamme gli archivi del luogo, dall’allora vicerè Caracciolo, si ha notizia di 188 condannati che riuscirono a sopravvivere alle indicibili torture, gli stessi che, successivamente, vennero arsi in piazza nel rito macabro denominato “Auto da fé”
La suggestione del luogo colpì anche il grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia che si ispirò al luogo per scrivere il suo racconto “Morte dell’Inquisitore”

Nella quartiere del mercato del Capo si trova un luogo che potrebbe essere collegato alla confraternita dei Beati Paoli, le Catacombe di Porta di Ossuna infatti, potrebbe essere stato uno dei luoghi in cui i confratelli si nascondevano, ciò che è certo è che si tratta di una rara testimonianza di epoca paleolitica, sicuramente un cimitero ipogeo. L’accesso a questo luogo estremamente suggestivo si trova in Corso Amedeo, al civico 110.

Il nostro giro nei quartieri di Palermo circondati da misteri e leggende termina nei pressi dell’antico mercato di Ballarò, luogo in cui si trova il palazzo che fu di Giuseppe, Alessandro Balsamo conte di Cagliostro. Personaggio estremamente controverso, massone, esoterista, alchimista e a tante altre cose ancora… di lui si ha certezza solo della sua condanna al carcere a vita per mano della Santa Inquisizione in quanto considerato eretico. Una vicenda avvolta tutt’oggi nel mistero, c’è chi parla di due persone distinte, chi di un guaritore, chi di un impostore. La sua dimora oggi ospita un’associazione internazionale a lui dedicata. La sua vicenda è stata romanzata magistralmente dallo scrittore Luigi Natoli in un ampio volume che lo vede protagonista sin dal titolo.

Katia Regina

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